XD ahimè no, sarà un dittatore.
Non è un granché come storia ;_;
La iniziai secoli fa XD è vecchiotta e non è nemmeno stata betata (né da me né da altri ;_;)
02. Igraine e le sue pargoletteIgraine era sempre stata una bella donna ma quello che la gente spesso non vedeva era la sua intelligenza. I suoi capelli erano rossi come pomodori maturi e così le sua guance floride. Purtroppo la sua bellezza, che sembrava attirare più le sue cameriere che i suoi giovani stallieri, andò sprecata quando lei fu costretta a sposare l’anziano Gorlois.
Igraine era la figlia più piccola nata da famiglia nobile, benché sconosciuta in tutto il regno. I genitori di Igraine, dopo averla sorpresa a rotolarsi nelle terre d’amore con una delle biondissime ancelle, avevano deciso di darla in sposa all’uomo più lontano possibile a loro.
Igraine aveva maledetto i propri genitori, aveva giurato amore eterno all’ancella dai capelli biondi e poi aveva lasciato la propria casa per raggiungere la Cornovaglia e diventare duchessa di Cornovaglia.
Il lusso non ci aveva messo molto a farle dimenticare la propria arida famiglia e le belle ciglia delle cameriere le avevano completamente tolto dalla mente la sua vecchia fiamma.
Gorlois era un uomo vecchio, malato e debole e proprio per questo considerava la bella Igraine come un dono dal cielo e le lasciava fare tutto ciò che voleva ma ad una condizione. Dei figli.
Proprio perché vecchio, il duca di Cornovaglia sentiva l’impellente necessità di tramandare il proprio sangue ed il proprio nome.
Nacquero tre fanciulle da quell’unione infelice.
La primogenita era bella quanto la madre ma più ambiziosa di quanto il padre avrebbe mai potuto essere. Se fosse nata uomo sarebbe stata un valoroso cavaliere, un condottiero di eserciti o forse un re. Ma nacque donna e fu solo Anne Morgause, la sorella maggiore dai capelli rosso cupo.
La secondogenita era anonima quanto il padre, troppo alta per una fanciulla, capelli neri e liscissimi ed una mandibola squadrata quanto quella di un uomo. La madre però le aveva lasciato il dono più grande: la testardaggine. E la magia, ovviamente. Si chiamava Morgana.
La terzogenita invece era una ragazzina biondina, nessuno sapeva da chi avesse preso quel colorito pallido e trasparente, sempre silenziosa e gracilina. L’avevano chiamata Elaine che nell’antica lingua significa ‘Se soffia un po’ di vento finisce che voli via, dannazione’ o qualcosa di simile.
La famigliola crebbe felice nonostante l’assenza di un giovane pargolo maschio, ma non mancò molto che Gorlois venne chiamato alla riunione di nobili tenutasi a Camelot.
Gorlois, che non era proprio un uomo di cervello né di memoria, si scordò completamente di dover partire per la calda città e si meravigliò molto quando Uther apparve alla sua porta per avere da lui una risposta circa l’alleanza dei nobili.
A quel tempo Anne Morgause aveva ormai sedici anni, Morgana quasi quattordici ed Eleine appena undici.
“Sono enormemente spiacente per l’equivoco,” si scusò untuosamente Gorlois, inchinandosi davanti al potente condottiero ed al suo fidato mago Merlino quanto gli permetteva l’artrite.
Alle spalle del padre vi erano le figlie che non avevano nulla dell’untuosità paterna.
Elaine se ne stava piccola ed immobile in un angolino, osservando ad occhi sgranati un punto vuoto della stanza. Morgana invece tentava di incrociare lo sguardo di Merlino, come a volerlo sfidare di altrettanta sfacciataggine.
Ma il premio per la fanciulla più sfacciata dell’Inghilterra sarebbe andato sicuramente alla bella Morgause la quale, in modo chiaramente evidente, tentava di sedurre con sguardi ed un poderoso petto in fuori il nobile Uther. La giovane fanciulla aveva già imparato bene quali erano i gradini da compiere per raggiungere il potere che tanto bramava. Ogni tanto dava anche qualche tentativo a Merlino ma il mago sembrava del tutto immune al suo fascino femminile.
Il destino, che si diverte alle nostre spalle e non viene mai aggirato, decise di incantare il potente Uther e renderlo schiavo d’amore della bella Igraine, che se ne stava seduta su una seggiola di legno a ricamare, poco distante da loro.
“Vi siete perso il più grande raduno di nobili celti che ci sia mai stato,” spiegò Merlino ad Gorlois, con lo stesso entusiasmo con cui una parrucchiera avrebbe potuto elogiare il più grande raduno di shampisti del nord della Svezia.
“Immagino, immagino,” mugugnò il duca tentando di farsi ancora più piccolo.
“Uther Pendragon, accettate il mio contributo contro i sassoni ed accettate di rimanere ospite in questa umile dimora finché non sarete pronto a partire per Camelot.”
Uther annuì, assente, intento ad osservare quella creatura divina che sembrava essere Igraine.
“Per Avalon,” sussurrò l’uomo capendo immediatamente di essersi innamorato.
“O per Avalon, ovunque vogliate andare,” rispose prontamente Gorlois, fraintendendo l’esclamazione del condottiero.
In quel momento Igraine si alzò e si volse ad osservare, finalmente, gli ospiti del marito. Gli occhi scuri ed orgogliosi si fissarono sull’erede Pendragon ma allo stesso tempo sembravano abbracciare sofficemente l’intera sala.
In quel momento Uther capì di essere perduto.